Friday, 30 Nov 2007

The Transducers, il nuovo EP…

Oggi è finalmente uscito per la netlabel Clinical Archives un EP che ho realizzato con PakyG, amico virtuale della comunità di Xelenio.

Si tratta di un progetto abbastanza sperimentale. Ci chiamiamo “The Transducers” poichè il concetto chiave che sta alla genesi delle tracce è l’elaborazione di suoni prodotti mediante giradischi e il suono che la puntina (che è appunto un trasduttore) nel solco del vinile può far nascere……

Da qui è nato questo EP A Series Of Corrupt Recordings che contiene 5 tracce dove il rumore modificato ed elaborato in tutte le sue forme la fa da padrone…
the transducers a series of corrupt recordings

Artist: The Transducers
Title: A Series Of Corrupt Recordings – ep
#ca076
Date: 2007-11-29
Keywords: glitch, minimal, noise, improvisation
Tracklist:
01 – Intro – 2:30 (320 kbps)
02 – Broken Nostalgia – 3:51 (320 kbps)
03 – Vinyl 196 – 3:38 (320 kbps)
04 – Exploration In The Life Of Scratches – 3:28 (320 kbps)
05 – A Different Place – 4:18 (320 kbps)

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icon for podpress  The Transducers - Broken Nostalgia [3:51m]: Play Now | Play in Popup | Download (515)


One Response to “The Transducers, il nuovo EP…”

  1. NOCCI Says:

    In occasione della performance al Goethe Institut, l’intervista a Fabrizio Nocci e Philip Geist
    What’s Happening?! È un progetto artistico sincretico, visuals, live music e performance, frutto della collaborazione fra Fabrizio Nocci (electronic live set), Tetraktis (percussioni) e Philipp Geist (videoarte). Abbiamo incontrato l’ensamble in occasione dell’evento che il 20 Gennaio lo ha visto protagonista al Goethe Institut di Roma. Manipolazioni sonore e pulsazioni elettroacustiche, un’orgia di frequenze nell’oscurità dipinta (e scolpita) dalle proiezioni di Geist. Uno spettacolo non conciliante, flusso continuo e disuniforme in cui è difficile distinguere i punti cardine, impossibile intuire lo scheletro sotto la carne.

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    Philipp Geist, è un poliedrico artista tedesco (videoarte, pittura, fotografia) molto conosciuto in ambito internazionale sopratutto come videoartista. Geist è noto al pubblico romano per la suggestiva ricontestualizzazione del Palazzo dei Congressi durante la notte bianca 2007; una trama di proiezioni a giocare con i volumi, il peso ed il disegno dell’icona razionalista.

    I Tetraktis, attivi da circa quindici anni nei circuiti della musica contemporanea, sono un trio di atipici percussionisti; lavorano con un set di strumenti in parte frutto di realizzazioni autonome e riutilizzi. Accanto a gran casse, gong e cajon, le modulazioni sorprendenti di piatti tagliati a spirale e il timbro evocativo degli oggetti tratti dal quotidiano.

    Fabrizio Nocci è un compositore italiano le cui sperimentazioni, soprattutto in ambito elettronico, sono state apprezzate nei più importanti festival del settore. Fra i suoi lavori “Electronic Church”, la performance berlinese ancora con Geist, la collaborazione newyorkese con Chika ed i progetti con Lillevan (il fondatore dei Rechenzentrum) e Lorenzo Oggiano.

    La performance

    I suoni di Nocci virano verso la corporeità del rumore, densi drones di basse frequenze si alternano ad improvvise sfuriate di acidi suoni digitali; non c’è spazio per la melodia se non in parentesi brevi, in cui però la partitura è disarticolata dalle manipolazioni. I Tetraktis scandiscono e danno compattezza alla selva organica di suoni e immagini. Maneggiano quindi gli strumenti in una gamma ampia di interazioni per generare una miscela che oscilla fra concretismi e pattern tribali. le luci e le forme di Geist rimandano alle immagini astratte di De Kooning e ricordano, trasposte in chiave pop, le pennellate di Gorky. Grafiche e campi di colore determinano i “volumi” della performance costruendo, dal vuoto dell’oscurità, spazi cangianti sugli strumenti e sui corpi dei musicisti.

    Nella memoria rimane sicuramente l’impatto: colpo d’occhio e atmosfera. Di sicuro non passaggi o “momenti salienti” (benché in effetti ve ne siano), forse anche perché fra le possibili suggestioni interpretative (se non fosse illecito capire piuttosto che semplicemente esperire la performance) una chiave di letura di “What’s Happening?!” potrebbe essere proprio l’indeterminatezza.

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